Disturbi dell’età evolutiva

Disturbi dell'Apprendimento o nei Disturbi della Comunicazione (non associati a Ritardo Mentale) è compromesso lo sviluppo in un'area specifica (per es., lettura, linguaggio espressivo), ma manca una compromissione generalizzata dello sviluppo intellettivo e del funzionamento adattivo. Un Disturbo dell'Apprendimento o un Disturbo della Comunicazione possono essere diagnosticati in un soggetto con Ritardo Mentale se il deficit specifico è eccessivo rispetto alla gravità del Ritardo Mentale. Nei Disturbi Generalizzati dello Sviluppo vi è una compromissione qualitativa dell'interazione sociale reciproca e dello sviluppo delle capacità di comunicazione sociale di tipo verbale e non verbale. Il Ritardo Mentale spesso accompagna i Disturbi Generalizzati dello Sviluppo (il 75-80% dei soggetti con un Disturbo Generalizzato dello Sviluppo ha anche un Ritardo Mentale). Il Funzionamento Intellettivo Limite corrisponde a un'estensione di valori di QI che è maggiore rispetto al Ritardo Mentale (di solito 71-84). Come discusso in precedenza, un punteggio di QI può comportare un errore di misurazione di circa 5 punti, a seconda dello strumento di valutazione. Quindi, è possibile diagnosticare un Ritardo Mentale in soggetti con QI tra 71 e 75 se sono presenti deficit significativi nel comportamento adattivo che soddisfano i criteri per il Ritardo Mentale. La distinzione tra Ritardo Mentale Lieve e Funzionamento Intellettivo Limite richiede un attento esame di tutte le informazioni disponibili. Interventi Gli interventi possono esplicarsi a livello psicoeducativo. Una buona psicoterapia individuale (talvolta associata a un parent training) consente dei miglioramenti a livello cognitivo, affettivo-emotivo, relazionale e il raggiungimento di una maggiore autonomia in diverse aree della vita quotidiana. Molto spesso si trascura l’intervento nelle situazioni di Funzionamento Intellettivo Limite, poiché il bambino si trova in una sorta di limbo e non sempre le sue difficoltà vengono individuate e comprese dagli adulti che lo circondano: si rischia di confondere questa problematica con un “semplice atteggiamento di svogliatezza” del bambino.

Valutazione e riabilitazione dei Disturbi dello Spettro Autistico, spesso, possono essere diagnosticati in modo attendibile entro il terzo anno d’età e, in alcuni casi, addirittura entro 18 mesi. (2) Dalla ricerca emerge che, in molti bambini, il disturbo può essere individuato con precisione fin dall’età di un anno o, addirittura, prima. Il manifestarsi di ogni segnale allarmante, tipico dei Disturbi dello Spettro Autistico dovrebbe costituire la ragione sufficiente per sottoporre il bambino alla valutazione da parte dei professionisti specializzati in questo tipo di patologia. Di solito sono i genitori a notare per primi nei loro figli dei comportamenti inusuali. In alcuni casi il bambino sembra diverso fin dalla nascita, non reagisce in modo appropriato alla presenza dell’Altro, oppure si concentra per un tempo prolungato su un solo oggetto. I primi segnali dell’ASD possono tuttavia comparire anche nei bambini che inizialmente sembrano avere uno sviluppo normale. Quando un bimbo impegnato e chiacchierone all’improvviso diventa silenzioso, ripiegato su se stesso, autolesionista, oppure indifferente alla relazione, significa che qualcosa non va. La ricerca ha confermato che, di solito, i genitori rilevano correttamente i problemi dello sviluppo, anche se possono non rendersi conto della natura specifica e dell’entità del problema. Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, oppure Disturbi dello Spettro Autistico variano dalla forma grave, come Disturbo Autistico a quella più lieve come Sindrome di Asperger. Nel caso in cui il bambino manifesti i sintomi di ambedue i disturbi, anche se tuttavia non risponde ai criteri specifici di ognuno di essi, la diagnosi è di Disturbo Generalizzato dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato (PDD-NOS). Questa informativa è focalizzata su: Autismo classico, PDD-NOS e Sindrome di Asperger. La Sindrome di Rett e il Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza (CDD) sono trattati, in modo marginale, qui di seguito. Disturbi Rari dello Spettro Autistico Sindrome di Rett La Sindrome di Rett è relativamente rara e riguarda, quasi esclusivamente, le bambine (1 caso su 10.000-15.000). Dopo un periodo di sviluppo normale, talvolta tra il 6-to ed il 18-mese di vita, compaiono sintomi simili ad autismo. Lo sviluppo cognitivo e sociale della bambina subisce un regresso. Essa non risponde più alle sollecitazioni dei genitori, rifiuta qualsiasi tipo di relazione. Se parla, il linguaggio verbale svanisce, la bimba perde il controllo dei piedi, si torce le mani. Alcuni problemi associati alla Sindrome di Rett possono essere trattati. La terapia fisica ed occupazionale, nonché la logoterapia possono aiutare a contenere i problemi legati alla coordinazione, al movimento ed al linguaggio. I ricercatori sponsorizzati da National Institute of Child Health and Human Development hanno scoperto che la mutazione nella sequenza dei singoli geni può causare la Sindrome di Rett. Questa scoperta può aiutare i medici a rallentare o a bloccare l’avanzamento della sindrome. Inoltre, può condurre ai metodi di screening, che permettano ai medici di iniziare il trattamento della Sindrome di Rett precocemente, migliorando la qualità della vita di queste bambine. Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza La perdita delle abilità, come il lessico, è più drammatica di quanto avviene nella classica forma dell’autismo. I criteri diagnostici tengono conto di un’estesa e pronunciata perdita delle abilità nell’ambito motorio, linguistico e sociale. Il CDD è inoltre associato alla perdita del controllo sfinterico, a crisi epilettiche ed ad un quoziente d’intelligenza molto basso. Possibili Indicatori dei Disturbi dello Spettro Autistico • All’età di 12 mesi non balbetta, non indica, non fa gesti significativi • All’età di 16 mesi non dice neanche una parola • All’età di 24 mesi non mette insieme due parole • Non risponde al proprio nome • Perde il linguaggio e le abilità sociali Alcuni Altri Indicatori ▪ Scarso contatto oculare ▪ Sembra che non sappia come giocare con i giocattoli ▪ Allinea eccessivamente i giocattoli oppure gli altri oggetti ▪ Non sorride ▪ Talvolta sembra sordo 
Sintomi Sociali 
Fin dai primi giorni di vita i bambini che si sviluppano in modo tipico sono degli esseri sociali. Molto presto fissano lo sguardo sulle persone, si girano verso la voce, afferrano il dito e persino sorridono. 
La maggior parte dei bambini affetti dall’ASD, al contrario, sembra avere difficoltà enormi nell’imparare a prendere parte al dare-e-prendere quotidiano dell’interazione umana. Molti di loro, persino nei primi mesi di vita, non interagiscono e rifiutano il contatto oculare. Sembrano indifferenti nei confronti delle altre persone e spesso danno l’impressione di preferire stare da soli. Talvolta respingono le premure oppure accettano passivamente abbracci e coccole. Crescendo, raramente cercano la consolazione dei genitori oppure rispondono in modo appropriato alle manifestazioni d’affetto o di disappunto della mamma e del papà. Dai dati della ricerca risulta che, nonostante i bambini affetti dall’ASD siano attaccati ai loro genitori, le manifestazioni di quest’attaccamento sono insolite e difficili da cogliere. Ai genitori può sembrare che il bambino non sia affezionato a loro. I genitori ansiosi di poter coccolare, educare i propri figli e giocare con loro, possono sentirsi distrutti da questa mancanza di manifestazioni d’affetto, tipiche ed attese. 
I bambini affetti dall’ASD sono anche più lenti nell’imparare ad interpretare il pensiero e le emozioni degli altri. I segnali sociali sottili come il sorriso, l’ammiccamento, oppure la smorfia, possono, per loro, essere privi di significato. Per un bambino che sbaglia a decifrare questi segnali, l’affermazione “vieni qua” avrà sempre lo stesso significato, indipendentemente dall’atteggiamento, benevolo oppure minaccioso, di chi pronuncia queste parole. Il mondo, senza questa capacità di interpretare i gesti e l’espressione del viso, può apparire sconcertante. A questo si aggiunge che le persone affette dall’ASD hanno notevoli difficoltà nel vedere le cose dalla prospettiva altrui. La maggioranza dei bambini di cinque anni comprende che gli altri possono avere informazioni, emozioni e finalità diverse dalle loro. Le persone affette dall’ASD possono, invece, essere prive di questo tipo di discernimento. Ciò può impedire loro di prevedere, oppure di comprendere le azioni degli altri. E’ inoltre piuttosto comune, anche se non universale, la difficoltà che sperimentano i soggetti affetti da questi disturbi nel controllare le loro emozioni. Tutto ciò può sfociare in un comportamento “immaturo”, come ad es. piangere in classe, oppure in un’esplosione verbale inadeguata alle circostanze. I soggetti affetti dall’ASD possono essere impetuosi e talvolta aggressivi fisicamente, aggravando ulteriormente le difficoltà nell’ambito delle relazioni sociali. Hanno la tendenza a “perdere il controllo” quando si trovano in un ambiente sconosciuto ed opprimente, oppure quando sono arrabbiati o provano un senso di frustrazione. In queste circostanze, talvolta, arrivano fino al punto di rompere le cose, di attaccare gli altri, oppure di essere autolesionisti battendo la testa, strappandosi i capelli o mordendosi le mani. Difficoltà comunicative La maggior parte dei bambini, all’età di tre anni, ha già oltrepassato quelle che sono considerate le pietre miliari sul cammino verso l’apprendimento del linguaggio. Il balbettio è una delle prime forme del linguaggio; di solito, ad un anno, un bambino dice alcune parole, gira la testa quando sente pronunciare il proprio nome, punta l’indice verso il giocattolo che vuole e, quando gli viene offerto qualcosa di disgustoso, esprime con chiarezza che la risposta è “no”. Alcuni bambini affetti dall’ASD restano muti per tutta la vita. Altri, dopo aver iniziato a balbettare nei primi mesi di vita, si bloccano di colpo. Altri ancora subiscono un ritardo nello sviluppo del linguaggio ed iniziano a parlare nell’età compresa tra 5 e 9 anni. Alcuni sono in grado di apprendere ad usare sistemi comunicativi alternativi come le immagini oppure il linguaggio dei segni. Chi é in grado di parlare spesso lo fa in modo non comune. Sembra incapace di combinare le parole in modo tale da costruire una frase che abbia un significato. Alcuni di questi bambini pronunciano soltanto delle parole singole, altri, invece, ripetono in continuazione la stessa frase. Ci sono dei bambini che ripetono a pappagallo quello che sentono (echolalia). Anche molti bambini con uno sviluppo normale attraversano una fase nella quale ripetono ciò che sentono. Tuttavia, questa fase, si conclude di solito all’età di 3 anni.

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