Danno biologico psichico

Il danno psichico ed il danno da pregiudizio esistenziale devono essere risarciti, quali danni non patrimoniali, ex art. 2059 c.c.
Pur essendo pacifico il risarcimento di tale danno (da ultimo, si veda Cassazione civile 13547/20091), non è chiaro come si possa procedere alla sua quantificazione, in modo tale da assicurare l’integralità del risarcimento (Cass. civ. SS.UU. 26972/2008), il rispetto della vittima e la solidarietà verso la stessa, ex art. 2 Cost.).
Ad oggi, nonostante la continua evoluzione giuridica e sociale del sistema risarcitorio italiano, persiste in una concezione esclusivamente medico legale del danno alla persona, mentre ai fini di un completo ed esauriente accertamento del danno non patrimoniale è necessaria anche una indagine diagnostica valutativa a carattere specialistico psicologico forense e soltanto in caso di accertata patologia psichica anche psichiatrico forense.
Infatti il medico legale e lo psichiatra forense sono competenti per l’accertamento a carattere clinico medico e non psicologico del danno alla persona, in particolare in presenza di evidenti patologie psichiche; lo psicologo forense è, invece, lo specialista più idoneo per la valutazione del danno psichico e da pregiudizio esistenziale, avendo fra le sue competenze la possibilità di effettuare diagnosi con strumenti di indagine, quali il colloquio clinico e i test appropriati, ai fini dell’accertamento e la valutazione del danno (come consentito e disposto dall’art.1 della legge n° 56/89).
In considerazione di ciò, si auspica il conferimento di incarichi ad esperti in psicologia giuridica, sia nelle consulenze tecniche disposte dal tribunale, sia nel settore assicurativo.
Le attuali tabelle medico legali (per le invalidità permanenti superiori al 15%) non possono ritenersi utili a tal fine, perché concepite per il danno di tipo fisico e non psichico, che presenta aspetti e dinamiche del tutto diverse; neanche sono utili quelle ministeriali per i danni c.d. micro permanenti in ambito rc auto, perché inidonee a cogliere i profili lesivi della psiche e delle conseguenze sugli aspetti dinamico relazionali comuni e non comuni a tutti (in questo senso, Cassazione civile 11048/2009).
Lo stesso Legislatore, d’altronde, con il D.p.r. 37/2009, nel richiedere anche il risarcimento da sofferenza e da turbamento dello stato d’animo, oltre a quello biologico, indica proprio agli interpreti di non tralasciare i profili psichici, ricadenti pure sulla vita quotidiana.
Il danno psichico, coerentemente con la lettera dell’art. 1223 c.c., richiede il risarcimento come:
‐ lesione dell’integrità psichica;
‐ conseguenti mancate utilità non patrimoniali.
La tabella del danno psichico e da pregiudizio esistenziale costituisce un utile ed indispensabile strumento scientifico a carattere pluridisciplinare per la valutazione del danno alla persona; l’uso deve riguardare consulenze tecniche interdisciplinari e in particolare quelle a carattere specialistico psicologico forense per il loro riconosciuto valore di scienza e nelle situazioni in cui tale danno è dedotto, anche a prescindere dalla
lesione del soma.
Le tabelle intendono raggiungere l’obiettivo di costituire uno strumento a carattere generale per una uniformità di trattamento valutativo delle vittime in base all’esame psicologico e psicodiagnostico, fermo restando il valore indicativo e orientativo della tabella medesima, essendo il danno psichico e da pregiudizio esistenziale anche nella sua componente percentualizzabile, contrassegnato da una variabilità individuale, soggettiva e personale; in questo modo si rispetterà il disposto dell’articolo 3 della Costituzione sia inteso come legge uguale per tutti e sia come divieto di trattare in modo diseguale situazioni giuridiche eguali.
Il DANNO PSICHICO si differenzia dal danno fisico poiché non ha una manifestazione esteriore tangibile. Infatti, mentre la lesione fisica lascia un segno evidente, il trauma psichico è caratterizzato da manifestazioni che riguardano appunto la psiche e che spesso non hanno ripercussioni visibili sul corpo del soggetto. Il danno psichico può essere definito come una infermità mentale, una condizione patologica di sovvertimento della struttura psichica nei rapporti tra rappresentazione ed esperienza, ricordi e vita vissuta, emozioni e concetti che le esprimono. La menomazione psichica consiste, quindi, nella riduzione di una o più funzioni della psiche. In modo estremamente schematico si può dire che il danno psichico si manifesta in una alterazione della integrità psichica, ovvero una modificazione qualitativa e quantitativa delle componenti primarie psichiche, come le funzioni mentali primarie, l’affettività, i meccanismi difensivi, il tono dell’umore, le pulsioni.
Il danno esistenziale (che ancora subisce oscillazioni in ambito dottrinario e giurisprudenziale) nasce dalla lesione dei diritti costituzionalmente garantiti e si presenta come un’alterazione, in senso peggiorativo, del modo di essere di una persona nei suoi aspetti sia individuali che sociali; sul piano individuale si presenta come una modificazione della personalità e dell’assetto psicologico nel suo adattamento, nei suoi stati emotivi, nella sua efficienza e nella sua autonomia, mentre sul piano sociale si presenta come un’alterazione del manifestarsi del proprio modo di essere nelle relazioni
familiari affettive e nelle attività realizzatrici (riposo, interpersonali/relazionali, di svago, sociali/culturali e di autorealizzazione). Si tratta, quindi, di una modificazione peggiorativa dell’equilibrio psicologico e dello stile di vita nellʹambito dei rapporti sociali, della famiglia e degli affetti in ottica relazionale ed emotiva; ciò condiziona marcatamente la qualità della vita, la sua progettualità e le aspettative.

Il danno esistenziale

Il danno esistenziale consiste nella lesione della personalità del soggetto nel suo modo d’essere sia personale che sociale, che si sostanzia nell’apprezzabile alterazione della qualità della vita, consistente in un agire altrimenti o in un non poter fare come prima.
E’ stato definito dalla corte di Cassazione nell’ordinanza n. 4712 del 25 Febbraio 2008 con la quale rimetteva la questione al vaglio delle sezioni unite come “il danno derivante dalla lesione di valori/ interessi costituzionalmente garantiti e consistente nella lesione al fare a-reddituale del soggetto”.
Rappresenta una figura risarcitoria in grado di fornire ristoro in tutti quei casi in cui, a seguito dell’illecito, risulti pregiudicata la sfera personale della vittima, con condotte diverse dal passato, un diverso dover fare, un altro modo di rapportarsi al mondo esterno.
Il bene giuridico che si intende tutelare è costituito dalle attività realizzatrici della persona. Ogni individuo svolge delle attività che gli consentono di realizzarsi, e che, inserite nella vita quotidiana, costituiscono un momento importante per il proprio equilibrio e, più in generale dello sviluppo della propria persona.
Il significato e il valore che una specifica attività assume per la realizzazione della propria persona varia da soggetto a soggetto.
A sconvolgere l’esistenza della vittima può essere la perdita di un’attività di svago, di volontariato, un legame affettivo,una partecipazione sociale, un impegno sportivo, il gusto di collezionare (Cendon, 2000).
Vanno prese in considerazione le attività che la vittima svolgeva e non potrà più compiere, oppure potrà dedicarsi in maniera limitata; inoltre va tenuto conto di quelle operazioni gravose sul piano personale che il danneggiato deve affrontare suo malgrado, finendo per limitarlo sul piano dell’espressione della propria personalità, sia perché spiacevoli in sé, sia perché riduttive dei margini di tempo a propria disposizione (Ziviz, 2003).
Il danno esistenziale deve apparire nella sua concretezza, come un insieme di fatti, di mutamenti realmente avvenuti nell’agenda quotidiana, e come tali documentabili, percepibili da chiunque in diversi modi.
Al pari di qualunque altro fatto accaduto, dovrà essere portato a conoscenza del giudice.
A tal fine sarà estremamente opportuno, pertanto allegare quale sia stata l’effettiva organizzazione della vita della vittima prima e dopo l’illecita

Valutazione del danno esistenziale: accertamento diagnostico in ambito peritale.

L’accertamento diagnostico si basa, secondo i procedimenti della clinica psicologica, psichiatrica e psicodiagnostica.
Il perito nell’approccio alla diagnosi di un disturbo, deve tener conto del quesito, che può essere posto dal magistrato o direttamente dal cliente.
Il consulente tecnico deve fare una diagnosi sul periziando, esponendo gli aspetti salienti della valutazione in tema di danno.
Si ritengono fondamentali cinque momenti: l’anamnesi, il colloquio, l’esame psicodiagnostico, l’applicazione di un criterio di calcolo e la stesura della relazione.
Per valutare la presenza e la consistenza del trauma, occorre effettuare un analisi approfondita del soggetto, con aspetti metodologici che dovranno riguardare colloqui clinici e l’utilizzo dei test.
Anamnesi. L’anamnesi deve comprendere l’anamnesi familiare remota e attuale, l’anamnesi fisiologica, l’anamnesi psicopatologica, l’anamnesi scolastica e l’anamnesi lavorativa.
Colloquio. I colloqui clinici devono essere strutturati con colloquio libero e con colloquio tematico dove si approfondisce il tema. Si devono evitare domande chiuse e suggestive.
Dal colloqui clinico possiamo mettere in relazione gli avvenimenti avvenuti prima dell’evento lesivo e il dopo, quello che non si riesce più a fare e quello che si fa in modo limitato.
L’esame psicodiagnostico serve a dare un profilo del soggetto in modo oggettivo; certamente i test non sono strumenti diagnostici autonomi, richiedono di essere confrontati e verificati con l’anamnesi, i colloqui e tra loro stessi.
Il loro utilizzo è fondamentale per smascherare comportamenti simulatori.
Una batteria testale di valutazione del danno esistenziale comprenderà i principali reattivi ad ampio spettro come: MMPI-2, TAT, WAIS-R, Rorschach, STAI, POMS, fino all’utilizzo di test più specifici che vanno a valutare la qualità di vita dei soggetti.

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