Sindrome da alienazione genitoriale

La Sindrome di Alienazione Genitoriale o PAS, sigla di Parental Alienation Syndrome

E’ una distorsione relazionale, non una sindrome specifica, la cui manifestazione principale consiste nella campagna di denigrazione, che non ha giustificazioni, rivolta da un figlio contro un genitore.
E’ il risultato di una scelta del figlio sulla scia di una programmazione (lavaggio del
cervello) effettuata dal genitore alienante tesa alla denigrazione del genitore alienato.
Questa condizione porta nel bambino un grave fattore di rischio evolutivo per il suo sviluppo psicoaffettivo.
Tale nozione compare già nel DSM IV nell’Asse V tra i Problemi Relazionali Genitore - Figlio; nel DSM 5, è incluso all’interno della nuova categoria dei Disturbi Relazionali, in quanto il fenomeno origina da una patologia della relazione che include il bambino ed entrambi i genitori, ognuno dei quali porta il proprio contributo.
La sentenza Cozzini (Cass. Pen. 17.09.10, n. 43786) la quale ha stabilito i criteri di scientificità di una teoria tra cui la “generale accettazione” della teoria stessa da parte della comunità di esperti.
Sotto questo profilo, si sottolinea come esista una vasta letteratura nazionale ed internazionale che conferma la scientificità del fenomeno della Parental Alienation, termine questo da preferirsi a quello di PAS; negli Stati Uniti ad esempio tale costrutto ha superato i criteri fissati dalle Frye e Daubert Rules per essere riconosciuti come scientificamente validi dalle competenti autorità giudiziarie.
La nozione di Alienazione Parentale è inoltre riconosciuta come possibile causa di maltrattamento psicologico dalle Linee Guida in tema di abuso sui minori della SINPIA (2007).
La SINPIA ribadisce come sia importante adottare le precauzioni e le misure necessarie, come impongono le recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per garantire il diritto del minore alla bigenitorialità e tutelarlo dagli ostacoli che lo possono minacciare.
Richard Gardner offrì per primo criteri evidenziabili per sistematizzare il comportamento dei bambini che, immotivatamente, non volevano vedere e frequentare il genitore con cui non vivevano. Fondò le sue numerose ricerche osservando l’interazione dei bambini con il genitore rifiutato e individuò otto “indicatori”di comportamento per poter affermare che il rifiuto immotivato del bambino è influenzato a livello significativo da come un genitore parla al bambino e ad altri familiari dell’altro genitore.

Le principali manifestazioni di questa condizione riguardano:
1) la campagna denigratoria;
2) deboli e futili razionalizzazioni a sostegno della denigrazione;
3) la mancanza di ambivalenza verso i due genitori da parte del bambino;
4) il sostegno automatico del genitore alienante nel conflitto parentale;
5) l’assenza di senso di colpa in relazione alla crudeltà/insensibilità nei confronti del genitore alienato;
6) una versione della realtà “acutizzata”;
7) il fenomeno del “pensatore indipendente” (ovvero il bambino afferma con decisione
che le sue affermazioni sono frutto di un proprio pensiero autonomo);
8) una diffusione dell’ostilità alla famiglia allargata e agli amici del genitore alienato.


La quasi totalità degli articoli scientifici mette in risalto gli effetti dannosi per il bambino e per il rapporto genitore-figlio. Vengono sottolineati la modalità relazionale e lo stile genitoriale disfunzionale i quali tendono in modo persistente e duraturo a voler eliminare psicologicamente, affettivamente e praticamente l’altro genitore dalla vita del bambino. La PAS viene riferita ad un grave problema comunicativo che un genitore separato e la sua famiglia di origine mettono in atto nei confronti dell’altro genitore, denigrandolo e svalutando la sua immagine direttamente o indirettamente di fronte al proprio figlio e inducendo il rifiuto ingiustificato del bambino verso il genitore alienato


L’Alienazione Parentale, pur senza assumere questa denominazione, risulta quindi assimilabile al “Problema Relazionale Genitore-Bambino”.
È stato proposto al working committee del DSM-5 di inserire la categoria della Parental Alienation. Bernet 28 ha definito il PAD, Parental Alienation Disorder,
secondo i seguenti criteri:
1. il bambino si allea a uno dei genitori e rifiuta la relazione con l’altro senza legittime giustificazioni, generalmente in un contesto di separazione conflittuale e/o di disputa per l’affidamento.
2. Il bambino manifesta i seguenti comportamenti:

  • a) costante rifiuto verso un genitore, che raggiunge il livello di una vera e propria campagna di denigrazione;
  • b) utilizzo di razionalizzazioni futili, deboli, assurde per criticare persistentemente il genitore rifiutato.
  • 3. Il bambino manifesta almeno due tra i seguenti comportamenti e atteggiamenti:
  • a) mancanza di ambivalenza;
  • b) fenomeno del Pensatore Indipendente;
  • c) sostegno automatico al genitore alienante;
  • d) assenza di senso di colpa nel mancato rispetto e nella non accettazione dei sentimenti del genitore alienato;
  • e) presenza di sceneggiatura presa a prestito;
  • f) allargamento dell’animosità nei confronti della famiglia estesa del genitore alienato.

4. Il disturbo deve durare almeno da due mesi.
5. Il disturbo causa clinicamente disagi significativi in ambito sociale, scolastico e in altre aree relazionali.
6. Il rifiuto del bambino di incontrare il genitore alienato è privo di giustificazione legittima; se il genitore maltratta il bambino il Disordine non deve essere diagnosticato.
La proposta di Bernet non è stata accolta nel DSM-5, in quanto l’esclusione e l’alienazione di un genitore non corrisponde ad una “sindrome” né ad un “disturbo” psichico individuale definito, né la sua individuazione coincide con un processo psicodiagnostico.

Essa si qualifica piuttosto come un disturbo della relazione tra più soggetti, ovvero in un disfunzionamento familiare al quale contribuiscono il genitore escludente, o “alienante”, quello escluso, o “alienato” e il figlio/la figlia, ciascuno con le proprie responsabilità
e con il proprio contributo che può variare di caso in caso. Spesso al conflitto prendono più o meno attivamente parte anche le famiglie di origine dell’uno e dell’altro genitore.
Non è presente PAS quando l’ostilità e rifiuto, del minore:
1. Sono limitati a un breve periodo di tempo e non si manifestano in maniera cronica;
2. Sono occasionali e non frequenti;
3. Si presentano solo in certe situazioni;
4. Coesistono con espressioni di amore genuino e di affetto;
5. Sono diretti a entrambi i genitori.

I soggetti che hanno subito un’alienazione parentale, potrebbero portare a difficoltà scolastiche e comportamentali. Vengono osservate forme di infantilizzazione, adultizzazione e invischiamento con
la famiglia alienante. Lo stesso Gardner 11 ha svolto una ricerca retrospettiva su 99 soggetti per i quali dopo
una diagnosi di PAS era stata suggerita dall’esperto una collocazione presso l’altro genitore o in una struttura
residenziale. Nella ricerca si evidenziavano gli esiti psicologici favorevoli in coloro che erano stati collocati
presso l’altro genitore.

Alcune ricerche rilevano depressione in età adulta, questi soggetti presentano una bassa autostima, un abuso di droga e alcol, problemi nelle relazioni affettive in coloro che hanno subito un’ alienazione parentale.
Altri Autori invece hanno osservato la presenza di disturbi di personalità, come il disturbo borderline
basato su meccanismi di identificazione proiettiva, ed il disturbo narcisistico di personalità, in genitori
alienanti. Inoltre è stato osservato in loro il bisogno di controllo e di potere.
La letteratura scientifica sollecita la necessità di adeguati interventi clinici rivolti al bambino e ai genitori, con particolare attenzione alla prevenzione.

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